Non si può ridurre la presenza di piante in casa a un mero abbellimento: alcune specie incidono davvero sulla qualità dell’aria che respiriamo. Tra queste spicca la felce, ideale per chi vive in spazi chiusi e metropolitani e cerca una soluzione pratica senza troppi imprevisti. Spesso snobbata, questa pianta riesce a filtrare sostanze inquinanti – invisibili a occhio nudo – dando un sostegno notevole senza chiedere cure continue. Chi ha esperienza con ambienti domestici sa bene che mantenere aria pulita non è affatto semplice, specialmente in appartamenti piccoli, dove si accumulano agenti nocivi che non si percepiscono subito.
Nel tessuto urbano di molte abitazioni italiane, soprattutto nelle grandi città, non è raro trovare quantità significative di composti organici volatili, i cosiddetti Vocs. Questi inquinanti derivano dall’uso quotidiano di colle, vernici, detergenti, e persino dal fumo. Cambiano l’aria interna, che può diventare pesante senza rendercene conto. A lungo andare – chi passa molto tempo in casa se ne accorge – si manifestano fastidi agli occhi o irritazioni respiratorie, sintomi che spesso vengono sottovalutati. La felce, tramite i suoi stomi fogliari, assorbe queste sostanze nocive, trattenendole nel fusto in un processo naturale di “depurazione”. Ecco perché risulta preziosa, specialmente in città dove a volte l’aria dentro casa è più compromessa di quella esterna. Chi abita in centro lo nota bene ogni giorno, senza tanti giri di parole.
Le condizioni ideali per coltivare la felce in appartamento
La felce arriva da zone tropicali caratterizzate da umidità alta, temperature miti e luce solare poco diretta. Proprio queste condizioni spiegano le sue esigenze quando la teniamo in casa. Predilige ambienti freschi, sui 18 gradi, e una luce filtrata, mai troppo forte. Diciamo che per chi vive in città, con il riscaldamento sempre acceso d’inverno – che secca l’aria senza pietà e crea sbalzi termici – non è facile trovarle un posticino adatto. Un errore comune è metterla vicino ai termosifoni o dove ci sono correnti fredde: la pianta rischia di soffrirne e perdere vitalità. Meglio evitare, senza se e senza ma.

Il terreno deve risultare soffice e ben drenante, dettaglio non da poco. Un trucco? Un piccolo strato di argilla espansa sul fondo del vaso, così l’acqua in eccesso non ristagna e non marcisce le radici – una vera scocciatura, peraltro. L’annaffiatura? Non serve abbondare, ma terra leggermente umida sì, sempre. Dopo avere innaffiato, però, conviene togliere l’acqua che resta nel sottovaso per evitare eccessi di umidità in superficie, che favoriscono malattie fungine, ecco. In più, in ambienti secchi o durante gli inverni con il riscaldamento acceso – e questo capita spesso nelle case di città – conviene spruzzare un po’ d’acqua sulle foglie ogni tanto. Chi sta spesso dentro questi spazi se ne accorge subito osservando la pianta: una felce sana, insomma, respira meglio e lo fa vedere.
Come mantenere la felce sana e rigogliosa nel tempo
Mantenere la felce in salute non è complesso, ma richiede qualche accortezza. Se si vuole che la pianta cresca rigogliosa e le sue qualità purificanti rimangano efficaci, va applicato un fertilizzante liquido adatto alle piante da interno nei mesi più caldi – primavera ed estate, soprattutto. Una somministrazione ogni quindici giorni circa, diluendo il prodotto nell’acqua, aiuta le fronde a crescere forti e a evitare ingiallimenti o indebolimenti. Un’attenzione semplice che fa davvero la differenza.
Potature pesanti? Per nulla. C’è solo bisogno di togliere le foglie secche o rotte, quel tanto che basta per tenerla in forma. Ogni due o tre anni, invece, è buona norma rinvasarla, scegliendo un vaso più grande per permettere alle radici di allargarsi senza frenate. Passaggio spesso ignorato, ma che incide molto: la pianta sta meglio, e anche la capacità di assorbire l’inquinamento domestico aumenta. Chi si dedica con costanza a queste piccole cure se ne accorge anche sulla sua pelle, con l’aria in casa più leggera e il benessere che sale, specie vivendo in città. Un vantaggio, quello sì, difficile da sottovalutare.