Ecco come i dolci calabresi antichi rendono il Natale speciale: la mia tavola è sempre un successo

Quando si avvicinano le festività natalizie in Calabria, le cucine – diciamo pure – si trasformano in un vivace laboratorio di dolci che raccontano storie antiche e tradizioni radicate nel tempo. Non si tratta solo di sapori: ogni preparazione fa da ponte tra passato e presente, tra ingredienti semplici e saperi tramandati di generazione in generazione. Oltre ai famosi mostaccioli, la regione offre dolci unici che parlano di famiglie, energie e attaccamento alla propria terra. Tra questi, spiccano tre specialità che, senza dubbio, rappresentano la cultura gastronomica locale: le cassàtelle, i turdilli e la pitta ‘mpigliata. Ognuno di questi dolci custodisce un significato, una tecnica e un valore che sono stati gelosamente trasmessi nel tempo.

Le cassatelle: un equilibrio tra gusto e tradizione

Chi conosce le cassàtelle sa che sono un must nelle feste calabresi, riconoscibili dalla loro forma a mezzaluna e dalla frittura che rende il ripieno speciale. Non sono dolci che si trovano facilmente nei negozi, sono piuttosto nate in casa: ingredienti scelti spesso in base a quello che c’era, tipico della cucina di una volta. Ecco il particolare: il ripieno è a base di ceci, ridotti in purea dopo lunga ammollo e cottura, uniti al cioccolato fondente, zucchero, scorza d’arancia e cannella, un abbinamento robusto e profumato. Dalle campagne calabresi arriva questa ricetta che racconta di rispetto per ogni ingrediente disponibile – e ci mette pure passione.

La pasta esterna si prepara con farina, strutto, uova e aromi come scorza di limone e un pizzico di lievito, lavorata fino a diventare elastica e liscia. Dopo una stesura sottile, si formano dei dischi dove si mette una bella dose di ripieno, che poi si piegano a mezzaluna e si chiudono con cura per evitare fuoriuscite in cottura. La frittura in olio di semi caldo regala alle cassàtelle quella croccantezza dorata che le rende uniche, completate da una spolverata di zucchero semolato poco prima di portarle in tavola. Dal Nord al Sud della Calabria, specie nei borghi interni, questo dolce resta un legame forte con la tradizione, assai sentito tra chi ama il proprio territorio.

I turdilli: un connubio di croccantezza e dolcezza

Il discorso cambia con i turdilli, un’altra prelibatezza della zona, meno nota fuori Calabria, ma immancabile nelle feste di Natale. A vederli sembrano frittelle con forme intrecciate a mano – anelli o fiocchi, frutto di tanta pazienza. L’impasto base mescola farina, uova, burro, zucchero e scorza di limone grattugiata, un dettaglio non da poco che dà freschezza e vivacità. La frittura, in olio bollente, trasforma il tutto in bocconcini croccanti, perfetti per essere immersi poi in un abbraccio dolce: il miele.

Appena si raffreddano, i turdilli vengono immersi nel miele millefiori caldo, che avvolge ogni pezzo con una pellicola appiccicosa e zuccherina esaltando la croccantezza del fritto. E, a volte, non manca la decorazione con i confettini colorati che aggiungono quel tocco di festa in più. Il valore? Non solo il sapore, ma la condivisione e il calore delle riunioni familiari, elementi molto sentiti nella Calabria natalizia. Chi abita in questi luoghi racconta spesso come dolci del genere nascono da materie prime semplici, ma fatti con cura artigianale, per celebrare abbondanza e speranza.

Ecco come i dolci calabresi antichi rendono il Natale speciale: la mia tavola è sempre un successo
Dolci tradizionali calabresi, forse i “mostaccioli”, con agrumi e cannella, su una superficie di legno. Una delizia natalizia. – golosifood.it

Insomma, i turdilli non sono solo dessert: rappresentano un patrimonio culturale dove ogni gesto, dalla preparazione alla condivisione, diventa parte di un rituale, rafforzando legami e tenendo vivo il ricordo delle origini rurali della regione.

La pitta ‘mpigliata: sapori intrecciati di memoria e simbologia

Al centro delle tavole natalizie calabresi c’è la pitta ‘mpigliata, dolce dalla forma intrecciata e presenza imponente. Il nome stesso richiama la tecnica: un avvolgimento che crea un effetto simile a una ghirlanda, simbolo di abbondanza e buon auspicio per l’anno nuovo. Il ripieno è un concentrato di sapori: noci tritate, uva passa, miele, zucchero e spezie – come cannella e chiodi di garofano – arricchiti con scorze di agrumi, che aggiungono freschezza e un aroma complesso, un mix perfetto.

L’impasto esterno nasce da farina, olio extravergine d’oliva e vino bianco secco, ingredienti semplici ma che insieme formano una pasta sottile e resistente. Dopo aver steso la sfoglia, il ripieno si distribuisce in modo uniforme, poi la pasta si arrotola su se stessa fino a creare una spirale stretta. La cottura in forno a calore moderato regala la crosta dorata e croccante, lasciando il ripieno morbido all’interno. È una lavorazione che richiede tempo e attenzione – senza fretta – ma mantiene intatto il valore della tradizione, che si rinnova ogni anno.

La pitta ‘mpigliata ha anche un ruolo sociale importante: spesso la preparano più mani in famiglia, momento di coesione e condivisione d’identità. Negli ultimi anni ha superato i confini regionali, trovando spazio in menù di ristoranti e pasticcerie italiane, segno che l’interesse verso le specialità artigianali calabresi cresce. Ecco perché il legame tra cibo e tradizione resta vivo, capace di trasmettere valori profondi anche alle nuove generazioni.

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