Nei tanti appartamenti italiani, specialmente dove il riscaldamento a legna non ha perso terreno, scegliere la legna giusta fa la vera differenza. Non parliamo solo di quanto calore si riesce a tirare fuori dalla legna, ma anche di quanto si spende e di che tipo di emissioni si rilasciano. Chi usa stufe o caldaie a legna lo sa bene. Gli addetti ai lavori, d’altronde, mettono in guardia: sbagliare nella scelta fa subito lievitare i costi e complica la manutenzione.
Come riconoscere la qualità della legna da ardere
Non tutta la legna in vendita rende allo stesso modo. Da dove viene, come è stata essiccata, e come è stata trattata: sono dettagli da tenere d’occhio per capire se vale la pena. Da qualche anno in Italia si possono trovare delle certificazioni mirate, che garantiscono la provenienza da boschi gestiti con rispetto per la legge e l’ambiente. Un vantaggio doppio: tutela la natura e mette l’acquirente al riparo da problemi con le norme.
Sostenibilità, parola ormai d’uso comune, qui traduce numeri concreti. La legna certificata emette meno CO2, anche del 70% rispetto a fonti fossili. E poi c’è il controllo della qualità, fatto regolarmente, che tiene alta la barra sulle caratteristiche del prodotto. Nei centri urbani o in zone con regole rigide sull’inquinamento, sapere tutto questo aiuta a giudicare cosa succede all’aria intorno a noi.
Un problema frequente? Differenziare la legna stagionata e lavorata bene da quella che si compra “di fretta” e arriva direttamente dal banco. Quest’ultima spesso è piena di umidità e impurità che – credetemi – abbassano l’efficienza delle stufe e aumentano la polvere residua. Ce lo raccontano diversi studi, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro Italia.
Il peso dell’umidità sulla resa energetica
Quanto pesa l’acqua nel legno? Molto più di quanto si pensi. Il grado di umidità è un parametro che va assolutamente monitorato. Se la legna è troppo bagnata produce meno calore e inquina di più con fumi densi e residui. Non è così semplice misurarla a occhio, ma negli anni si sono diffusi strumenti – gli igrometri – che stimano la quantità d’acqua basandosi sulla resistenza elettrica del legno.
C’è una tecnica chiamata “metodo dei tre punti” per valutare l’umidità: si misura in tre punti diversi del ceppo, così da scartare letture fuorvianti. Gli igrometri professionali sono più precisi, mentre quelli amatoriali, se usati con cura, aiutano comunque chi compra in quantità o spesso. Un fatto curioso: in città, d’inverno, si nota un aumento della fuliggine proprio a causa di legna umida e combustioni incomplete.
Senza una minima preparazione tecnica, si rischia di sottovalutare un elemento che incide sul costo finale del riscaldamento. La legna umida non scalda bene e incastra le canne fumarie, facendo salire i costi di pulizia e manutenzione.
Perché scegliere legna stagionata e ben essiccata
Spesso la legna si compra a volume, senza sapere da quanto tempo è stata tagliata o se è stata davvero asciugata. La verità? La stagionatura riduce di molto l’umidità, anche del 30-40% in peso. Senza questa attenzione si paga – diciamo così – l’aria, perché il legno dà meno calore col tempo.
Il processo di asciugatura può durare mesi, e richiede spazi areati e protetti dall’umido. Solo così la legna può garantire una buona combustione: calore più intenso e fumi meno densi. Questo è anche il modo migliore per limitare il creosoto – una sostanza infiammabile pericolosa nelle canne fumarie.
Chi vende legna affidabile offre sempre prodotti con certificazioni e controlli rigorosi, puntando a migliorare la qualità dell’aria e l’efficienza degli impianti. In alcune aree italiane, tra cui quelle intorno a Milano o Firenze, si nota una crescente preferenza proprio per legna stagionata e certificata, apprezzata da chi usa questo combustibile ogni giorno, sia per necessità sia come soluzione di sicurezza.
Insomma, saper riconoscere la qualità della legna e seguire le pratiche tradizionali di essiccazione resta un aspetto che ogni utilizzatore dovrebbe conoscere bene – senza complicarsi troppo la vita, ma con un po’ di attenzione in più.